Impact of COVID-19 on the livestock sector in developing countries
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L’impatto del Covid-19 sul settore degli allevamenti dei Paesi in via di sviluppo

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Nonostante siano state emanate molte leggi in tutto il mondo per mitigare gli effetti della pandemia, la malattia da Sars-Cov-2, il Covid-19, ha avuto un impatto significativo sul settore degli allevamenti.

L’intero comparto è stato severamente colpito dalle regole che si devono applicare a tutti gli ambienti lavorativi, come il distanziamento sociale, prevedere solo un certo numero di persone in una determinata area, le restrizioni sugli spostamenti, il coprifuoco e via dicendo.

A causa della pandemia la maggior parte dei Paesi in via di sviluppo si trovano a fronteggiare scarsità di cibo a causa della difficoltà di accesso ai mercati per l’approvvigionamento, anche perché molte aziende, soprattutto nei mercati interni, hanno chiuso durante la pandemia per evitare la diffusione del virus.

In che modo dovrebbero lavorare gli allevatori, viste tutte le misure restrittive?

Aumentano i costi di mantenimento degli allevamenti

Di norma, in una fattoria ci sono diversi addetti al lavoro durante la giornata, ma con la pandemia soltanto un certo numero di persone è sostenibile a intervalli stabiliti. Questa misura colpisce molto sia i proprietari delle aziende che i lavoratori, perché il costo della produzione resta molto alto, ma i risultati sono decisamente inferiori a causa della diminuzione della forza lavoro impiegata.

La pandemia di Covid-19 ha influito in modo drastico sulle routine, rallentando anche i tempi nei passaggi da un turno all’altro in cui devono essere minimizzati i contatti per evitare le occasioni di contagio tra un dipendente e l’altro.

Nelle fattorie più strutturate, con cottage per i lavoratori, le condizioni di produzione sono certamente migliori, ma gli impiegati non possono tornare a casa dalle famiglie per lunghi periodi. Almeno, riescono a lavorare anche a fronte di tutte le misure restrittive. 

I proprietari degli stabilimenti stanno affrontando costi extra per pagare i lavoratori a causa della divisione in turni. Inoltre le spese vive come l’affitto, l’elettricità e gli stipendi devono essere pagati interamente dai proprietari, anche se la produzione è calata. Si deve ricorrere ai risparmi o al credito per coprire i costi e mantenere attiva la produzione, anche perché eventuali altre forme di guadagno, come l’apertura delle fattorie a visitatori esterni, sono state sospese durante il picco della pandemia.

Carico di lavoro frenetico

Se guardiamo ad attività particolarmente frequenti e che richiedono il controllo da parte degli addetti, come la mungitura a intervalli regolari o le vaccinazioni in una fattoria lattearia, viene da chiedersi come sia possibile assicurare tutte queste attività con un numeri limitato di persone a lavoro. 

Il risultato è chiaramente una riduzione della produzione: in questo caso si munge meno latte. Inoltre il trasporto del latte dalla fattoria agli impianti per la lavorazione incorre in una serie di procedure burocratiche e richiede la valutazione da parte delle autorità prima di essere autorizzato. Per sopperire a queste lungaggini, molte aziende hanno dovuto predisporre una catena del freddo per evitare eccessivi sprechi di latte. Anche questo provvedimento ha provocato un consistente aumento dei costi per i prodotti caseari e dei prezzi al consumo nelle nazioni in via di sviluppo.  

Negli allevamenti di polli, invece, le procedure di macellazione che sono già di norma particolarmente delicate, rappresentano un’ulteriore sfida. Bisogna trovare gli esperti che devono assistere alla procedura e ciò diventa difficile a causa delle limitazioni agli spostamenti. Ciò ha provocato un rallentamento nella macellazione di pollame e ha favorito il diffondersi delle malattie tra gli animali a causa del sovraffollamento. I costi in questo caso aumentano sia per i trattamenti medici che per predisporre strutture più ampie per ospitare gli animali in sovrannumero. 

Accesso limitato ai mangimi

Le aziende che ospitano al loro interno le mangiatoie, e quindi non praticano il pascolo in aree aperte, dipendono dai produttori di mangime sia nel mercato interno che internazionale. Con la chiusura delle frontiere e il blocco del commercio, l’approvvigionamento di mangimi è diventato praticamente impossibile. Fortunatamente ci sono allevamenti in grado di produrre in autonomia i mangimi, almeno quelli fondamentali come il mais giallo e il fieno di erba medica: per loro la situazione è più sostenibile. 

Per concludere, la pandemia sta avendo effetti importanti sul settore degli allevamenti, aggravati dall’aumento dei costi che stanno gravando sulle fattorie di tutto il mondo. 

Riferimenti

http://www.fao.org/3/ca8799en/CA8799EN.pdf  

https://www.au-ibar.org/home/171-en/media/news/au-ibar/1493-covid-19-how-should-the-animal-resources-sector-in-africa-respond-to-its-impact

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