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Farm4Trade-Buffaloes: bio-indicators of the foot-and-mouth disease virus
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Buffali: bioindicatori del virus dell’afta epizootica

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Introduzione

Thomson et al. (2013) hanno dimostrato che le malattie animali transfrontaliere come l‘antrace e l‘afta epizootica rappresentano ostacoli significativi sia nella produzione di bestiame che nel commercio.  Da qui, la necessità di affrontare il problema di queste malattie transfrontaliere.

 La Namibia è uno dei paesi dell’Africa meridionale che esporta carne di bufalo nei mercati europei. Il bufalo africano è un noto portatore di afta epizootica (Vosloo e Thomson, 2017).  È stato dimostrato che il virus dell‘afta epizootica è molto tenace nel bufalo fino ad un massimo di cinque anni e dominante in un allevamento per almeno due decenni (Condy et al., 1985). 

Il presente articolo tratta uno dei “Big Five” che include: il leone, il leopardo, il rinoceronte, l’elefante e il Syncerus caffer comunemente noto come bufalo della savana meridionale.

Perché il bufalo della savana meridionale è inserito nella classifica dei “Big Five?”

Questo perché si dice che gli animali “Big Five” siano quegli animali considerati pericolosi in natura soprattutto durante la caccia al trofeo. 

Il bufalo della savana meridionale un serbatoio per il virus dell’afta epizootica (FMDV)

I bufali sono ben noti indicatori biologici dell’afta epizootica in quanto sono il principale serbatoio della malattia. Questo si traduce in una seria sfida per gli agricoltori situati vicino alle riserve di caccia con i bufali o quando condividono con loro il pascolo di bestiame domestico.

Inoltre, i bufali sono una delle maggiori preoccupazioni nel commercio, poiché la loro carne viene sottoposta a una serie di test prima dell’esportazione verso i mercati europei. Pertanto, gli agricoltori della fauna selvatica sostengono maggiori costi per penetrare nel mercato di esportazione. 

Dato che una mandria di bufali può ospitare l’afta epizootica o FMDV per un massimo di due decenni, ciò rende impossibile sradicarlo completamente dall’intera mandria. Di conseguenza, le mandrie di bovini vengono colpite a turno a loro volta, poiché spesso condividono il pascolo con i bufali in natura.

Anche il turismo ne risente

Il bufalo della savana meridionale è un simbolo iconico nel settore del turismo, attira infatti, molti turisti da tutto il mondo. In particolare, i bufali sani e non contagiati da afta epizootica e tubercolosi si possono trovare nella zona di Tsumkwe e Waterberg.

Qual è la modalità di trasmissione dell’afta epizootica?

  • Campioni di feci e urine
  • Saliva
  • Inalazione o ingestione di materiale infetto

Bestiame altamente sensibile

  • Bovini
  • Maiali

Cosa bisognerebbe fare per sopprimere il virus dell’afta epizootica?

  • Può essere raggiunto attraverso lo sforzo collettivo dei paesi vicini come il Botswana, il Sudafrica, lo Zambia e lo Zimbabwe, attraverso la recinzione delle riserve al fine di ridurre al minimo il contatto tra le specie di selvaggina e il bestiame domestico.
  • Vaccinazione del bestiame durante tutto l’anno.
  • Educare la popolazione locale a queste malattie transfrontaliere.
Lo sapevi che…?
  • Se un bufalo è sotto attacco, la mandria si precipita in difesa della vittima.
  • Il periodo di gestazione di una bufalo femmina è di 11 mesi.
  • Le corna di un bufalo adulto sono una caratteristica unica; hanno basi attaccate che formano uno scudo osseo continuo noto come “boss”
Conclusione

In sintesi, il bufalo della savana meridionale è un bioindicatore noto nel settore della fauna selvatica. Pertanto, bisognerebbe aumentare consapevolezza e la conoscenza degli agricoltori situati vicino alle riserve di caccia per sopprimere la diffusione dell’afta epizootica.

Referenze

http://justfunfacts.com/interesting-facts-about-african-buffalo/

https://www.nnf.org.na/images/Publications/books-pamphlets/southern-savannah-buffalo.pdf

Condy, J. B., Hedger, R. S., Hamblin, C., & Barnett, I. T. R. (1985). The duration of the foot-and-mouth disease virus carrier state in African buffalo (i) in the individual animal and (ii) in a free-living herd. Comparative immunology, microbiology and infectious diseases8(3-4), 259-265.

Thomson, G. R., Penrith, M. L., Atkinson, M. W., Atkinson, S. J., Cassidy, D., & Osofsky, S. A. (2013). Balancing livestock production and wildlife conservation in and around 

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